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mercoledì 13 ottobre 2010

DUE/ Irene Némirovsky


"Un marito e una moglie non vedono i lineamenti l'uno dell'altro, non compiono quel lavoro mentale che consiste nel paragonare di continuo l'immagine rimasta nella memoria e quella che hanno davanti agli occhi in quel preciso momento. Guardano il sorriso e non il disegno della bocca, l'espressione e non la forma degli occhi, e questo per dieci, quindici anni... Poi, a un tratto, una sera, una sera come le altre, lui legge, lei cuce, e uno dei due alza gli occhi; l'altro, sentendo quello sguardo su di sè, forse domanderà: "Che c'è? Che hai?". Il primo risponderà: "Niente", oppure "Ti amo", o qualcosa di altrettanto automatico, ma in realtà, per un attimo, l'uomo o la donna hanno realmente visto, e a volte hanno dovuto fare un impercettibile sforzo per riconoscerlo, il volto di chi condivide la loro vita."


Irène Némirovsky "Due"

sabato 18 luglio 2009

PRESENZE






A Marisa

Per custodire l'integrità e la volontà delle proprie identità è necessario far cessare che altri arrivino a sconvolgerle. Soprattutto se non vengono ritenuti degni d'entrare in possesso della chiave che apra porte tanto intime.

Di contro la mia mente non riesce a trovare appagamento, la poesia mi sfugge in questo assurdo momento di capitomboli a testa in giù.
Posso vedere i lombrichi sviscerare nei propri nascondigli di terra e fango, annusare l'erba dalle tenere e corte radici.
Mi sono presa questa libertà di farmi graffiare il viso dalle forchette di plastica che il mio gatto usa per pasteggiare avido della carne in gelatina versata sulla ciotola.
Sono gelosa, vorrei essere come lui e sdraiarmi sul cofano di un auto e annusare l'odore di grasso per motori che esala la lamiera sotto il sole.
Ho lasciato porte aperte desiderosa di vedervi apparire una sagoma nera in controluce.
Ho visioni di angeli e demoni in lotta per il dominio sulla mia anima.
Forse tutto questo può apparire diverso o solo un pò stonato, fra le pieghe di un vestito che in queste ore calde diventa saio.
Girandole colorate vorticose incontro al vento mi donano l'ilarità gaia della fanciullezza eppure io so che sto guardando le pale di un ventilatore da tavolo girare instancabile.
Cosa accadrebbe alla mia mano se eludesse la protezione di plastica e cercasse di fermarle?
La mano destra o quella sinistra? In fondo non farebbe differenza, entrambe hanno toccato ciò che mai hanno potuto.
Se solo evitassimo di rigirare in stelle, sogni, mare e lune le nostre parole, per esprimere ciò che ai nostri sensi preme di godere, sarebbe forse meno ipocrita.
Ma ad andar per vie sconosciute a manovrare sulla centralina elettronica senza libretto d'istruzione o un brevetto d'elettrauto si finirebbe per fare un botto e non sarebbero fuochi d'artificio.
A te, da me... quella metà di me... l'altra è persa chissà dov'è.

Micol

http://scrivendodinoi.splinder.com/post/20911694

8 Luglio 2009


lunedì 13 luglio 2009

INTO MY MIND






Ho un continuo fragore di vetri in frantumi
è tutto troppo assordante nella mia testa.

Provo a constatare i danni subiti e arrecati,
sono pur molteplici se non si riesce ad addossare tutto ad un solo reo.

Vorrei solo comprendere se per puro caso io non sia già morta
e se questa che mi ritrovo a vivere sia un surrogato in dimensione parallela
di una vita precedente che si riproduce in sequenze di ordinaria follia.

Qualcuno sa indicarmi la strada?
Devo essermi perduta!
In quale inferno sono caduta?


Mic









domenica 21 giugno 2009

Senza titolo 26

 



 


Indifferente


Che mai potrà essere questa sensazione che prende le ossa e le rende dolenti?
Riflessioni sulle tracce indelebili lasciate da un tempo una volta amico che improvvisamente si è rivelato ostile.
Tracce dentro, quelle nascoste, ma impossibile finger che non esistano quelle che segnano fuori.
E sì, che ho guardato bene il mio volto rilassato e senza traccia di trucco.
Dopo un bagno rigenerante, qualche cura per sentire il corpo sotto carezze, massaggi e pizzichi per riattivare l’idea di amarsi, eccomi col polso della manica dell’accappatoio a tracciare cerchi indistinti sullo specchio appannato dal vapore, come fosse un sogno il mio viso, appare e scompare, finché vinco sulla nuvola che ribelle vorrebbe nascondermi.
L’accappatoio che indosso è soffice ed è di un consunto verde acqua ancor più privo del colore che lo accendeva in origine.
Prendo a sfoltire le sopracciglia, la palpebra si arrossa un poco sotto lo strappo deciso e l’occhio di riflesso: lacrima.
E’ allora che guardo dentro lo specchio e quel che vedo mi riempie di stupore e piacere.
Ho vent’anni di meno!
Vorrei fermare quest’immagine, sono incredula continuo a guardarmi riflessa.
Senza trucco e senza inganno, il mio volto è quello di una giovane donna, ho ritrovato me stessa e abbraccio accogliendo questa rivelazione.
Slego l’asciugamano che incornicia il volto coprendo i capelli che scendono mossi in onde scure sulla fronte, sul collo e sfiorano le spalle.
Dove sono ora? Come sono arrivata qui?
Il momento è giusto ma il posto è quello sbagliato?
Oppure il momento è sbagliato e sono nel posto giusto?
E se fosse tutto sbagliato?
… se fosse tutto giusto?
E’ giusto sentirsi in questa strana dimensione?
Apparentemente a metà, senza radici, mossa come canna al vento, piegata ma nulla potrà spezzare. Vorrei lasciarmi andare completamente e farmi sradicare dalle forze naturali, trascinare in un letto di fiume, cullare fino a trovarmi cielo aperto sul mare!
L’aria calda del phon, mi risveglia da questo viaggio confuso.
Muove disordinatamente ciocche di capelli che raccolgo in pugni docili per addomesticarli in boccoli setosi.
Assieme ad essi, le mie mani raccolgono pensieri, ricordi e immagini.
Li annido per nasconderli agli occhi di chi non deve vedere e il mio volto subisce la sua metamorfosi sotto il decolté nudo… lascio scivolare lentamente l’accappatoio che si raccoglie informe accanto ai piedi.
Nuda sono quella donna, madre, moglie… fragile eppure forte, sincera eppure bugiarda, incerta eppure decisa… sono quella donna che non avrai.
Quella donna che nessuno ha mai avuto e mai avrà.
Perché svogliatamente ti fermi davanti al muro che ti ergo.
Perché mi sono arresa davanti al tuo egoismo.
Perché è solo il profumo del sesso che ti muove verso di me.
Mentre io voglio di più, molto di più della tua insofferenza corporale, voglio molto di più della tua ansia di mostrarmi l’uomo che sei attraverso il mio corpo.
Io voglio quello che sei DENTRO, di ciò che vuoi darmi attraverso quel tuo meraviglioso orgoglio maschile mi è completamente INDIFFERENTE!

Micol

Senza titolo 25


Ti sento, sai?


L'elegante calligrafia che ti è propria, quel tratto in blu che esprime la tua esperienza mi affascina, da leggere e rileggere senza stancarsi,nonostante tutto sia in ordine fra punti esclamativi e quelli interrogativi, lasci troppi spazi bianchi che a fissarli danno un profondo senso di perdizione.
Ogni tanto apro quella pagina e guardo quelle onde davanti ai mie occhi: Ti sento sai?!
Pronuncio piano e assaporo il suono che emettono certe parole e per un istante chiudendo gli occhi le vedo alimentarsi di vita propria e mi faccio rapire.
Poesie timide, passionali, racconti di vita, qualche frase buttata lì, fra parole pratiche di azioni ordinarie sembrano venire fuori con un evidenza sfacciata che mi rende debole.
Mi senti?
Mi senti dentro, fuori, nell'aria, alle tue spalle, non puoi confondermi così e lasciare in sospeso un senso che dovrebbe considerarsi compiuto.
Dovrai emozionarmi e ancora sorprendermi, incuriosirmi, solleticare la mia fantasia, la mia femminilià.
Mostrami la tua mente.
Il corpo è solo un limite, traccia un confine senza possibilità di concessione, comandato da pulsioni che abnegano la vera bellezza di un sentimento.
Non voglio sapere se hai un passato, null'altro di te, se non che arrivi come fossi nata oggi.
Ti sento forte, tenera, insidiosa, commovente emozione che mi butta sotto gravandomi sulla testa e io non posso far altro che lasciarmi andare, fino a non emettere più respiro, affogare in questo mare di parole.
Ti sento sai? Anima che lotta e si ribella e che quieto con le note di una rapsodia.
Anima è mente e pur non mento al mio corpo il desiderio di averti ancora con lo stesso trasporto dei giorni mai dimenticati, della fantasia e dell'attesa, di un amore mai avuto e tanto bramato.
Mai dimenticherò il fondersi delle labbra con il cuore in subbuglio e gli occhi chiusi a cercare di nascondermi dentro il buio dell'intimo dolore.
Dove inizi tu? Dove finisco io? Eppure le mani che non conoscevano le strade, hanno percorso il tuo tempo e le tue rughe fino alle parole amare.
Ora che ti sento non posso fare a meno di te, ti voglio con tutta me stessa, in corsa con l'affanno del ritardo. Sei l'ultima fermata prima che il tramonto trasformi la mia pelle sotto il gelo delle notti bianche di panorami interrotti.
Ti voglio Vita, ti Voglio amore!
Anche io Ti sento, sai?

Senza titolo 21

 


QUESTA MATTINA---


 


... stavo in cucina con un senso di nausea, erano da poco trascorse le 6.00 i miei occhi non riuscivano a concentrarsi sugli oggetti e la tv mi infastidiva.
Un leggero pulsare le tempie e quel retrogusto indefinibile, misto di tequila e troppe sigarette mi hanno fatto arricciare il naso davanti al mio fedele capuccino.
Ho solo tre ore di sonno.
Maledetto pc. Ieri notte mi sono connessa col pensiero della serie: " Mah! vediamo se c'è qualche novità e poi presto a nanna"! e mi sono trovata seduta nel wc che il display del cellulare segnava le 02.53.
Credo anche di aver perso i sensi, seduta in attesa di fare pipì, perchè ancora ricordo di aver riaperto gli occhi e segnavano le 02.58.
Cmq è lì che ho fumato la mia ultima sigaretta prima di lavarmi da diligente bambina i denti, struccata delle tracce oramai inesistenti del trucco sulla faccia e via sotto il confortevole abbraccio del piumoncino.
Il russare sommesso di mio marito mi ha cullata verso i sogni.
Questa mattina la suoneria del cellulare somigliava ad una musica proveniente dalla nebbia dei sogni.
Lui si è espresso dolcemente girandosi dalla mia parte e con la voce ancora impastata di sonno ho sentito che diceva: "Spegni quel cazzo di telefonino!"
Eh già! ho sposato un duro!
Inutile pensarci su era suonata l'ora del dovere! ci si alza... dopo due tentativi di ritornare nel mondo dei sogni, decido di scendere dal letto... il pavimento è freddo, cerco le mie infradito nere perchè mi riparino dal contatto.
Allora, dicevo che stavo in cucina, già: aspettavo che si liberasse il bagno (unico bagno in casa per quattro è davvero impensabile ma questo è il dato di fatto), e guardavo fuori dalla finestra.
Un pallido Sole e una luna sfocata sembravano salutarsi dandosi il cambio turno: "ciao collega... tutto a posto?" e la Luna risponde al sole: "Nottataccia!"
Sì ha piovuto, le macchine e le strade ancora ne danno testimonianza e la temperatura è calata, il mio pigiamino di cotone sembra troppo leggero all'umidità mattutina, cerco una felpa che oggi vesto tre misure più larga, mi ci sono affezionata e la uso in casa.
E' nera, all'altezza del petto sorride timido un angioletto biondo con i jeans, questo sul davanti, il retro è l'angioletto di schiena che ha la coda da diavoletto che esce dai jeans e fra i boccoli biondi spuntano due cornini rossi. Mi fa impazzire! Mi rappresenta!!!
Preparo gli zaini per i bimbi che partiranno di lì a poche ore per la gita scolastica. L'odore dell'ungherese affettato e della maionese che uso per imbottire i tramezzini mi sconvolge la bocca dello stomaco.
Infilo poco altro, tutto negli zaini e mi dirigo nella loro stanzetta.
Piano piano tiro su il nastro della tapparella per sollevarla al giorno, vado ad accarezzarli ed esclamo: "Bimbi!!! Oggi si parte in gita! Non potete fare tardi" ... tutto tace nemmeno si muovono, allora vado su col tono di voce e divento perentoria come la Signora Marge Simpson : "BAMBINI!!! E' VOSTRA MADRE CHE VI PARLA: SVEGLIAAAA!!!!"
Mio figlio si copre fino alla testa con il pile e bofonchia:" Oh! Màaaa...!!! e si gira di fianco!
La piccola sembra non svegliarsi dal coma soporifero dei suoi sogni, non si muove, quasi sembra respirare appena, ha il dito in bocca e io comincio con lei un gioco di quand'era piccina.
Le sfilo lentamente il pollice dalla bocca e lei comincia a seguirlo e a succhiare più veloce, mi fa morire dal ridere!
Poi dice irritata:" Lasciami ancora un minutino!" ... Mi viene spontaneo abbracciarla forte e poi scompiglio la frangetta scura di mio figlio e lui si arrabbia, ma finalmente è sveglio.
Suona il citofono: è la baby sitter. Suona il mio cell. (non rispondo) arriva sms (risponderò dopo).
Che trafficoooo!!! E sono appena le 7.00! aaarrggghhh!
Finalmente si libera il bagno ed esce in una nuvola di profumo doccia schiuma al sandalo "Richard Gere", lo chiamo così quando voglio prenderlo in giro (per via dei capelli)...indossa una camicia in lino bianca sopra i blue jeans e giacca in lino blu petrolio... mmmhhh! Amore sei una promessa!...
Ora il bagno E' MIOOO...via sotto una doccia veloce, ed esco ancora umida in accappatoio, lui è lì che si blocca con la mano sospesa sulla maniglia della porta d'ingresso, fa marcia indietro e si avvicina con fare sornione e mi segue in camera.
Sto al gioco, m'insegue e allora mi faccio scudo chiudendo la portadietro me, tanto so che lui spingerà contrastando la mia forza ed entrerà.
I suoi occhi diventano di un verde più intenso e lucido quando mi desidera.
Oddio! devo mettere al guinzaglio gli ormoni o non arriveremo più in ufficio.
Il bacio che ci doniamo è da amanti, difficile dire che solo l'altro giorno abbiamo toccato i diciannove anni di vita insieme.
Dentro la camera lui chiude la porta, mi piace questa situazione imprevista, le sue mani sfiorano delicate il mio corpo e ci accordiamo come strumenti musicali sul reciproco desiderio... ma adesso proprio non è possibile, la casa è affollata e poi faremo tardi in ufficio.
Lui mi punta un dito sul mento e mi guarda dritto e dice: "Oggi non scappi!"
Non riesco a frenarmi dal ridere gioiosa!...
(a dire il vero anche per mascherare un pò la delusione, per non aver avuto la possibilità di cedere alla passione del momento).
Mi sento bella, desiderata e amata.
Sono davanti allo specchio, ho appena terminato di truccarmi con il rossetto.
Le mie labbra a cuore e lo sguardo scuro sono quasi nascosti dalla pioggia di ricci che gli cadono sopra, mentre li modello con le dita intrise di schiuma.
Un pensiero leggero ha appena il tempo di rattristare l'espressione del mio volto chiaro.
Concretizzo quel pensiero e lo guardo dritto negli occhi!
Inspiro da far allargare le narici e sotto un ghigno che ha del diabolico sussurro:
"Principe Dolore, non mi avrai!"
VAFFANCULO!

Senza titolo 5

 


NELLO SPAZIO SMARRITO DEI MIEI OCCHI


La pioggia cade da giorni e con essa il mio umore che non trova pace fra le mille domande che circolano senza sosta dentro questa testa troppo piena da far male.
Sono giorni che mi aggiro dietro il senso dei miei turbamenti, delle mie angosce e vorrei poter dare loro una fine o un fine per comprenderne la ragione.
Il mio mondo interiore è come un puzzle di esperienze vissute. Ogni tessera ha un volto, un profilo che le identifica, ma spesso non sembra completare l'immagine o manca di qualche piccolo tratto che caratterizzi quel preciso momento.
Così giorno per giorno alle tinte forti ho sostituito quelle più tenui e il ritratto è apparso sempre meno nitido, ed insieme a tanto altro, tu.
Tu che hai dato un senso alla mia vita quando sembrava che io fossi altro che non facesse parte di te, hai finito per uscire dal piano dei miei giorni reali per trasferirti nei ricordi.
Sai di che parlo, quei ricordi che pur essendo collocati in un passato prossimo, via via ti rendi conto che il remoto sembra ancora troppo vicino.
Non ho alcun rimpianto. Ho vissuto con te e per te quel che il tempo ci ha donato, ci ha resi partecipi dello stesso atomo d'aria poi ... poi…
C'è forse un seguito? a che scopo dare un seguito quando i sentimenti si sono assopiti in un sonno vecchio di secoli, a che scopo provare nostalgia o dolore quando non si ha più la percezione del passato, tanto meno del futuro?
Non ho mai parlato d'amore, fra queste mie parole, perchè oggi non so più che significato ha avuto la nostra esperienza, se non il grido soffocato delle mie sole necessità mai ascoltate.
Oggi non posso ascoltare le tue.
Non abbraccio più i tuoi bisogni da assecondare.
Desidero che a farmi compagnia sia la mia sola gioia di svegliarmi stupita e curiosa davanti ad un nuovo giorno e il mio solo tormento di superare le notti.

Non mi rimangono che poche parole da dedicarti.
Il ricordo non basta più a far mutare la cenere depositata dentro un ritorno atteso in fiamma.
Ho pensato mi desse speranza, invece alle scuse che inventavo per non ferirmi oltre, la rassegnazione ha messo radici, non ce la faccio più e chiudo tutte le porte e spengo le candele, non ho voglia di atmosfera e musica. Le tue carezze sul mio corpo stanno svanendo ad ogni colpo di spugna, e le mie labbra hanno come unico bacio quello dello stelo di un rossetto.
Ora, senza dirti addio, nell’incolore del mio cuore che tace ti restituisco alla tua vita, lasciando che tu sia presente giusto il tempo di un battito di ciglia, nello spazio smarrito dei miei occhi.

Micol


Senza titolo 2


LASCIARSI ANDARE


Lasciarsi andare all'emozione, sentire freddo e poi caldo, sentire il contatto della propria pelle sull'altra.
Aderirsi, confondere gli umori e i sapori, l'imperativo è lasciarsi andare!
Andare nella percezione della dimensione dell'altro, non usare la mente ma il tatto, non usare la vista ma lo sguardo interiore e attraverso se stessi guardare l'altro.
Dove vuoi che vada? dove vuoi che ti tocchi?
Delicatezza, rispetto e attenzione.
Ho sentito una tua vena pulsare, la tua pelle rispondere, ho visto il tuo volto cambiare espressione ... è lì che devo andare, quel cm del tuo corpo ha in se la fibra del piacere e allora ti accarezzo, ti irrigidisci e sorridi, sfioro con le labbra e poi poso un leggero bacio e poi un altro più sensuale.
Ancora non ti conosco, ridicolo pensarlo dopo quasi diciotto anni... ogni volta scopro qualcosa che ti fa rabbrividire di piacere, una mia carezza ti toglie il respiro, un'altra ti accellera il battito del cuore e io ascolto, annuso, percepisco... provo ad amarti.
Anche il tuo odore cambia e più scendo dove tu preferisci e più il dolce si mescola con l'aspro e poi ancora il contrario e non mi basta più annusare voglio anche gustare e lo so che ti faresti torturare dolcemente per ore in quel modo così intimo, ma l'urgenza impone una distrazione.
Sorridiamo e giochiamo, parliamo sottovoce guardandoci negli occhi e tu mi appari forte e debole insieme, so quello che posso fare di te e te ne vai chiudendo gli occhi e non mi guardi più, ma io ti osservo mentre sei dentro di me.
Ora stringi forte le palpebre, sembri disperato in quel sussurro che capisco al primo fiato ma che ti prego di ripronunciare perchè sta lì il mio stordimento, in quella tua domanda: perchè ti amo così tanto?
e mi lascio andare...vado via...
e non ti rispondo...
ti risponderà il mio corpo sostituendosi alla mia voce...
non potrei parlare mentre il mare mi sale dentro da non poterlo contenere.
In un istante è confusione e lacerazione, non sono più io perchè sono in te e tu non sei più tu perchè sei in me e ci stringiamo più forte da farci male, da soffocarci dentro baci rapaci.
Bocche assetate, capelli spettinati, confusione temporale... mi lascio trasportare dove tu vuoi condurmi... lasciati andare e fatti accompagnare dentro questo amore... vissuto in sincronismo perfetto insieme.
Insieme io e te.

Micol

venerdì 22 maggio 2009

*Non sarò la tua puttana*






Stringo banconote false arrotolate sopra la linea spezzata della vita, non raccoglierò, per liberare il cammino, ciottoli in posa in attesa di essere scalciati, loro insensati pensieri spensierati e solidi desideri infedeli.

Non sarò la tua puttana!!
Perché di soli petali attendo d’essere coperta e non dallo spasmo dentro l’incavo della tua mano.
Sarò quel fiore che hai calpestato di punta e riso beffardo, e offeso avrai dignità e orgoglio con l’irriverenza delle tue ansie placate.
Non ti accorgi nemmeno di avermi liquidata, col liquido delle mie stesse parole che chiedevano amore e sono invece scivolate in rivoli fino a lavare dentro la fine del mio ventre.
Riprenditi tutto quello che mai mi hai dato e potrai così quietare il tuo senso di colpa
da quando mi lasciasti dietro i rovi di cinta perchè non oltrepassassi il confine delle tue paure.
Ricordo che ti guardavo, te così inaccessibile, non ti domandasti nemmeno se io fossi ancora lì, nuda e perduta, spaurita e inaridita, livida dal freddo dei tuoi sentimenti assenti.
Fiato caldo confonde la memoria che straripa di te negandomi di perdonarti,
mentre sale un rimpianto che singhiozza in gola - se insinuo fra le gambe, la carezza del ricordo di quel brivido insano –che a rinascita mi fece gridare e sconvolse per sempre il mio corpo e la mia mente.

Micol

domenica 17 maggio 2009

NON SPARATE SUL PIANISTA





NON SPARATE SUL PIANISTA

Non c’è nessuno a cui posso raccontare la malinconia che mi assale,
gli amici vanno, inseguendosi nel traffico della città mentre io, sto qui china davanti al mio bicchiere colmo di perplessi
desideri riflessi, sopra specchi ingigantiti da occhi appannati.
A chi racconterò del mio cuore che sbanda in curva e vigile in controsterzo, con grande sforzo, cerco di ricondurlo per puro istinto di sopravvivenza dentro il rettilineo?
Non dirò più “ti amo!” con il trasporto del sorriso dei sogni allargati dentro un abbraccio caldo di sana e immaginifica follia.
Non c’è nessuno per dividere la lacrima sul piattino accanto al conto
ed il resto?
Lo lasciamo ad inceppare la lancetta che cammina sotto il dettato del tempo maestro, come mancia per il corretto servizio.
Ora che tutti sono via e sono sola con la mia malinconia, tiro su il bavero, indosso il cappello e mi volto un’ultima volta prima d’andar via.
Che strazio sentire ora quelle note che sfumano in un blues d'ebano e giada mentre fuori piove, mentre si bagna la mia anima.
Per favore non sparate sul pianista!
Suona con passione e sa vivere di qualche illusione, forse fuma e lavora troppo, ma ha stivali consumati perchè ha calpestato molte strade.
In ogni angolo nascosto ha amato una donna. Ha annodato coi suoi respiri lunghi capelli, per poi fuggire via lontano in cerca di un'altra avventura.
Suona il suo pianoforte con l'anima a brandelli, perchè sente ancora il pianto di una donna che non riesce a dimenticarlo.
Non sparate sul pianista... chiedetegli piuttosto d'improvvisare, sarà lui, con il suo sorriso ad uccidervi.
Ho incontrato molti angeli nei miei giorni confusi ed inconcludenti, ma nessuno come lui, che cadendo nel regno degli uomini, della punta delle sue ali ne facesse penne per scrivere musica e poesia.

Micol





- 03 Jan 2008 : 21:53:17

IL DESTINO DELL'OMBRA



Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.
A. Merini






IL DESTINO DELL'OMBRA

Non ti so dire se il salto nel buio mi abbia disorientato di più nel momento in cui ho deciso di seguirti in sentieri avventurosi o dopo, quando ho sentito d’aver perso ogni percezione spazio temporale e di essermi trovata in bilico fra il precipizio e il cielo.
Goffi salti e non più voli, talvolta così penosi da piegarmi le caviglie mi facevano sentire così patetica e schiava in un ruolo che annientava la mia identità.
Improvvisamente non mi riconoscevo, improvvisamente mi rendevo conto di assomigliarti sempre di più giorno dopo giorno, mentre seguitavo a camminare a tre passi dietro di te, come ombra.
Sì,anima dolce, perché ho il destino dell’ombra.
Utile ed inutile al contempo.
Quanti fanno mai caso alla propria ombra?
Tu ci fai mai caso alla tua? Se essa ti è accanto al tuo fianco mentre cammini, o ti appare alle spalle, oppure ti precede lunga e scura?
Le persone sole stanno sempre attente che la propria ombra non le abbandoni mai.
Si sentono sicure e protette quando questa le è accanto.
Non ti so dire se è stato proprio allora, quando ho scoperto che fra i miei passi diventava sempre più sottile la proiezione dell’ombra, che prima forte e sicura mi teneva il passo, che ho avuto veramente paura di perderti. Tanta paura d'aver voluto esorcizzarla perdendo me stessa da noi.
Mi sono sentita orfana e disperata allora ho valutato il suicidio dell’anima, gettandomi nel buio.
Quindi sono saltata giù, dal piano solido del mio amore per te, non ho voluto nemmeno attendere o accertarmi che tu provassi ad allungare una mano per salvarmi.
Non ho nemmeno atteso di donarti il mio ultimo sorriso.
Cadere è un volo inverso, terribile, spaventoso.
Ci sono attimi che non hai ricordi tanto fa paura il senso di vuoto e sale il dolore, l’angoscia, il senso di morte.
Avrei voglia di strapparmi i capelli, mentre attenta attraverso i marciapiedi abitudinari con espressione ibrida di contentezza e svagatezza sul volto, quando invece non ho più terra sotto i piedi.
Ma loro non lo sanno, nessuno lo sa, forse tu te lo domandi, non posso saperlo, solo illudermi che ancora tu ti chieda di me.
Forse non ricordi nemmeno più il mio nome.
Certe notti sogno d’essere impigliata fra i rami di un bosco tetro, ho freddo e grido il tuo nome, ma non mi esce alcun suono dalla gola, solo un gemito infantile e tragico intrappolato dentro.
La tua assenza, l’aver scelto di perderti è un continuo rumore di catene che mi ossessiona, tutto questo mentre cado giù nella notte più cupa fino a scomparire.
Perché io ho il destino dell’ombra e anche un’ombra per esistere ha bisogno della propria Luce.
Tu sei la fonte che illumina il mio cammino. Senza di te non esisterò più.

Micol