Dopo ho atteso che tornasse.
Qualcuno si era preso la mia febbre di figlia dei sogni.
Accadeva davanti ai miei occhi e io, non mi accorgevo
della voce rauca che dalle menzogne cambiava
il genio impacciato del cantastorie.
Ingenua, ballavo, ridevo, cantavo e amavo.
Amavo! Pendevo dalla lacrima di gioia di una stella.
Riusciva a stupirmi ogni respiro della terra.
Divenni ricca di cieca follia.
Intanto che mi venivano sottratte goccia a goccia
le ore dal profilo della collina.
Stavo lì a guardare l'illusione farsi bella d' immortalità scivolare via.
Aveva la stessa intuizione dello strascico che raccoglie e trascina sotto di se
il fruscio dei sensi portandoli via dentro di se.
Portandosi via tutto da me.
avanti a quello spettacolo, bizzarra fanciulla senza più terra da coltivare,
finii per sollevare il cappello e salutare, flettendo un elegante inchino.
Micol
fluida, danzante seguo
il suo corpo vestito
del nero più cupo
della più cupa
delle ombre.
Vado dove lei mi porta
quando seguo il suo passo
oppure premurosa la precedo
mentre lei, par camminando,
mi calpesti.
Le sto sempre accanto,
curva nelle spalle
sussulta di un sospiro stanco.
Certe sere china il capo
e io con lei, sembra preghi
in un silenzio tragico,
conosco le sue lacrime
e tutti i suoi sorrisi.
Micol
Dedicata ad Anna Z.