Godi di me
dell'ambra calda di cui è fatta la mia pelle,
godano le tue narici dietro il tenero lobo
immerse tra il profumo e il collo riverso
nel regalo del mio ansimo per te.
Traccerai sfregio di saliva là dove bulbi
hanno fatto fiorire onde scure di morbidi capelli
e scivolerai lento dallo zigomo
viaggiando avido guardando alla tua meta
oltre il monte di Venere.
Godi di me e dei panorami di questa terra,
percorrendomi come sentiero imbattuto
con le tue dita tese a raccogliere ogni frutto
del mio giardino invernale.
Marchio e fuoco la tua bocca sull'ombelico
e calice di rosee labbra pronto a contenerti
liquido d'aroma prelibato
e mi offro nella gioia di un sogno,
fremente come foglia sola sul ramo
vittima sacrificale di questo destino
a cadere sotto i colpi sensuali
di notturni riflessi di falci e lune.
Godimi dall'alluce alla caviglia,
imbrigliata e sellata cavalcami
in un galoppo di sensi selvaggi
e liberata in quel "Ti Voglio"
taciuto e sospirato che lenzuola imbavaglia,
lega e soffoca dall'urlo dello strappo
sul raso manto di sesso in abbandono.
Micol©Poesia