mercoledì 20 ottobre 2010

L'INVIDIA - ZAFON -



 



L’invidia è la religione dei mediocri. Li consola, risponde alle inquietudini che li divorano e, in ultima istanza, imputridisce le loro anime e consente di giustificare la loro grettezza e la loro avidità fino a credere che siano virtù e che le porte del cielo si spalancheranno solo per gli infelici come loro, che attraversano la vita senza lasciare altra traccia se non i loro sleali tentativi di sminuire gli altri e di escludere, e se possibile distruggere, chi, per il semplice fatto di esistere e di essere ciò che è, mette in risalto la loro povertà di spirito, di mente e di fegato. Fortunato colui al quale latrano i cretini, perché la sua anima non apparterrà mai a loro.
 




[Il gioco dell’angelo, Carlos Ruin Zafon]

mercoledì 13 ottobre 2010

DUE/ Irene Némirovsky


"Un marito e una moglie non vedono i lineamenti l'uno dell'altro, non compiono quel lavoro mentale che consiste nel paragonare di continuo l'immagine rimasta nella memoria e quella che hanno davanti agli occhi in quel preciso momento. Guardano il sorriso e non il disegno della bocca, l'espressione e non la forma degli occhi, e questo per dieci, quindici anni... Poi, a un tratto, una sera, una sera come le altre, lui legge, lei cuce, e uno dei due alza gli occhi; l'altro, sentendo quello sguardo su di sè, forse domanderà: "Che c'è? Che hai?". Il primo risponderà: "Niente", oppure "Ti amo", o qualcosa di altrettanto automatico, ma in realtà, per un attimo, l'uomo o la donna hanno realmente visto, e a volte hanno dovuto fare un impercettibile sforzo per riconoscerlo, il volto di chi condivide la loro vita."


Irène Némirovsky "Due"

lunedì 11 ottobre 2010

Prendersi cura dell'iride e del pensiero chiudendo la bocca




Preferisce fare finta
di non aprire bocca
posporre
tra i muri della casupola
schiava d’un codice maschio
Vuole resistere
a quella autonomia che nemmeno uno
le ha suggerito
spoglia di veli
priva di rughe nel cuore
Desidera mietere la realtà
che procede dalla finestrella
mentre sta lì a immaginare
e gridare a tutti
il disappunto
il disordine
la fiducia smarrita
la stanchezza di quel superuomo distante
che l’accompagna dal cielo
e s’addolora in silenzio
Aspetta di lottare
fare sogni
setacciare
e volere bene
che un amore a piedi senza calze né scarpe
la prenda tra le braccia
perché là
l’apparenza é perdita
la sofferenza é la risposta
e la soluzione
é il vuoto

Marisa

da te a me
~
da me a te


L'alba di ogni nuovo giorno
viene a tendere l'orecchio
sull'esempio delle promesse mantenute
che rinnovano il senso del compito leggero
senza che le nostre bocche
necessariamente pronuncino
ma lasciamo alle nostre anime
di tenersi strette a quel nodo
per vederci legate danzare su
cieli di carta e nuvole sillabe
scrivendodinoi
intingendo in calamai d'acqua piovana
quei venerdì in corsivo inclinato

Grazie
Micol



 

domenica 26 settembre 2010

MANDAMI UNA FOTOGRAFIA - Anna Buoninsegni




Mandami una fotografia
perché non ho piú nascita
essendo tutta nel contrario di te



sei apparso
con un berretto d’inverno nevicato
e sono stata betulla d’estate
e verde intrepido



stagione del cielo
al mio fianco sempre



spedisci una fotografia
al luogo piú solitario di te
dove sto in silenzio
avendo già rischiato ciò che non passa



avanzo compita composta
clandestina
troppo piena di te da essere
perforata a ogni tuo incedere
d’amore



 



Anna Buoninsegni 
Ad occhi aperti



Crocetti Editore 2005

 



Notizie sull’autore:
Anna Buoninsegni è nata a Gubbio, in Umbria. Poeta, giornalista, si occupa degli aspetti multimediali della comunicazione. Ha pubblicato Pagine dal mare, otto racconti surreali (Arnaud 1989), e la raccolta di versi Itinera (Arnaud 1992). La stanza di Anna è del 1997. 



 

martedì 31 agosto 2010

ESILIO NELLA TRISTEZZA







Manca qualcosa, quel qualcosa che pesa dentro.
Manca la luce in una stanza illuminata,
manca l'aria fuori nella notte.
Cerco intorno a me ma quel che cerco non c'è.
Dov'è ora la costruzione di quegli attimi? 
Quando tutto era tondo e il cerchio perfetto.
Centrifughe d'arredi cadono in contusioni
e fogli inchiostrati di parole su parole,
correzioni mai fatte solo pensate
corrono sulle pareti delle mie prigioni 
gridano dai davanzali la mia libertà negata.
Finestre serrate. Porte chiuse.
Dall'altra parte voce che mi esilia nella tristezza.

Micol©