venerdì 22 maggio 2009

SPIRITO SULLA STRADA







N.d.A.


Ci tengo a riportare alla luce una poesia che ho nascosto per tanto tempo, a cui sono particolarmente legata perchè fu la pubblicazione d'esordio su un sito di scrittura: PAROLE IN FUGA.
Sito che fu "la culla" di molte di quelle persone con il quale ci accomunò la passione per la scrittura e per il verso libero.
Avvenne poi un proseguire in nome di un'esperienza che fu un pò scuola, un pò genitrice di questa volontà di elaborare quelle che per me sono piccole schegge di vita ed emozioni, volutamente autobiografiche.
Le radici non vanno dimenticate e a PIF va il mio affetto immutato nel tempo e delle cui esperienze, crescita e complicità non posso dimenticare.
Spirito nella strada fu ispirata in una sera di pioggia da pensieri di carta inumiditi da ricordi d'infanzia e vennero traslati da una tastiera, con molta... tanta insicurezza per darmi a battesimo come "poeta"!
Da qui cominciò la vita/virtuale di Micol e il suo mondo in:


RAPSODIE IN PAROLEPETALO.



§*§*§

Spirito sulla strada


Percorro le strade
di questa esistenza
con l'anima incompleta.

Rette parallele
in binari infiniti
nessuna fermata,
dove porteranno
non è dato sapere.

Spirito sulla strada
mi aggiro confusa e
contorta,
dolore e anima morta.

Perchè non vivo?
Sono spirito a metà,
dov'è mia madre?
dov'è mio padre?

Corro attraverso
tunnel di malinconia
spirito incantato
dal bagliore accecante
del ricordo
di quand'ero bambina.

Micol

Pubblicata sul sito Parole in Fuga.it
il 27/02/2005 - 00:04:11







*Non sarò la tua puttana*






Stringo banconote false arrotolate sopra la linea spezzata della vita, non raccoglierò, per liberare il cammino, ciottoli in posa in attesa di essere scalciati, loro insensati pensieri spensierati e solidi desideri infedeli.

Non sarò la tua puttana!!
Perché di soli petali attendo d’essere coperta e non dallo spasmo dentro l’incavo della tua mano.
Sarò quel fiore che hai calpestato di punta e riso beffardo, e offeso avrai dignità e orgoglio con l’irriverenza delle tue ansie placate.
Non ti accorgi nemmeno di avermi liquidata, col liquido delle mie stesse parole che chiedevano amore e sono invece scivolate in rivoli fino a lavare dentro la fine del mio ventre.
Riprenditi tutto quello che mai mi hai dato e potrai così quietare il tuo senso di colpa
da quando mi lasciasti dietro i rovi di cinta perchè non oltrepassassi il confine delle tue paure.
Ricordo che ti guardavo, te così inaccessibile, non ti domandasti nemmeno se io fossi ancora lì, nuda e perduta, spaurita e inaridita, livida dal freddo dei tuoi sentimenti assenti.
Fiato caldo confonde la memoria che straripa di te negandomi di perdonarti,
mentre sale un rimpianto che singhiozza in gola - se insinuo fra le gambe, la carezza del ricordo di quel brivido insano –che a rinascita mi fece gridare e sconvolse per sempre il mio corpo e la mia mente.

Micol

mercoledì 20 maggio 2009

OSTAGGIO /IDIOTA




Ostaggio
dentro lame di luci irreali
mi hanno mentito, ingannato
e tradito.
Rabbia e delusione
si muovono
nelle viscere contorte.
Mi offende il pensiero
che ancora non è finita:
quanto tempo ancora
dovrò vivere prigioniera?
Nella gola dell'anima
pianto due dita
toccandola, colpendola...
...e vaffanculo il cielo!
- mi libero convulsa -
vomitando sogni.

Micol





martedì 19 maggio 2009

MI HANNO RECENSITO:

Recensione di Pier Francesco Maiuri in arte Pecco.

(Tratto dal sito www.millestorie.it
Forum dedicato alle SCELTE DELLA REDAZIONE
Avvenuto il
19 Nov 2006 :  14:08:58)


"Oggi Vi parlerò di un'autrice che conoscete tutti molto bene.

Personalmente apprezzo molto le sue prose, ricche di sentimento e mai di sentimentalismo, emozionanti e vibranti.

Ma oggi voglio analizzare le sue poesie. Il titolo del mio topic (in cui ho immesso allitterazione, anafora, paronomasia e una sorta di ossimoro) è emblematico. Gli scritti di Micol sono ricchi di figure retoriche pure essendo, al tempo stesso, privi di retorica. Sono sempre delle piccole chicche, espresse in forma raffinata, mai urlata, anzi, spesso ermetica o simbolista, eppure dal grande valore comunicativo. Una scrittura che si abbina molto bene alla figuratività (non a caso Micol è pittrice), forse perché l'immagine riesce a compendiare la "patina" eterea.

Vado a fare degli esempi:


PIANOFORTE


Labbra rosse, spudorato colore

su gradazione di grigi a sfumare

e un volto di sensi, sotto un foulard di voile noire.

Fiori screziati, sfidano il riparo dalla pioggia

dentro lo scandire pesante e liquido

di drammatiche note che scendono giù

da un cielo-pianoforte.

La sua coda è agile, sembrano capelli

di donna innamorata in corsa lontano dal dolore.

Sopra il nastro d'asfalto nero e avorio

si rincorrono dita

e sguardo sullo spartito, non più preludio

di una musica che picchia delirante

tacchi lucidi di lacrime.



In questa poesia innanzitutto c'è una grande attenzione all'uso del colore (si evince che l'autrice è anche pittrice): molto bello, a questo proposito il chiasmo iniziale (labbra rosse, spudorato colore). I grigi che sfumano danno l'idea di una metafora-allegoria: probabilmente al contempo è qualcos'altro che sfuma nella vita della donna. Il "volto di sensi" è un'immagine poetica che al suo interno contiene anche un accenno di metonimia/sineddoche. Il doppio, anzi, triplo francesismo successivo conferisce ulteriore raffinatezza alla descrizione. La virgola dopo "screziati" ferma l'immagine su quei fiori; in grammatica tra soggetto e verbo, se consecutivi, non dovrebbe esservi punteggiatura, ma l'espediente poetico riesce ad evidenziare il ruolo dei fiori: dopo la pausa nella lettura, infatti, lo "spiccano"... spicca ancora di più. C'è poi un'altra metafora-allegoria. quella della pioggia, chiamata sia col suo nome, sia con la locuzione più volutamente incisiva: "scandire pesante e liquido". Molto riuscito anche l'accostamento tra la coda del pianoforte e quella della donna innamorata in corsa lontano dal dolore. Gli ultimi cinque versi fano da degno corollario all'intera poesia: di nuovo l'accostamento tra la musica del pianoforte e quella dell'amore, di nuovo l'insistenza dolorosa che se da una parte arriva arriva al delirio, dall'altra, parallelamente e quasi simmetricamente, arriva alle lacrime che chiudono la composizione.



VENDEMMIA

Mani vuote attendono vendemmia
tra gli aggrovigliati tralci
dei nostri sospirati abbracci,
l'orma affonda, passaggio su zolle settembrine,
nel terreno pregno da diluvi d'incessante cielo.

Scalzata dai sandali correrò verso un solo tramonto,
sotto pergolati mesti del perduto frutto
ad ammostare con piedi vivaci liquido rubino
sollevando la gonna sopra lo specchio dei tuoi occhi.

Fermenterà il tempo dell'attesa
sulle stagioni che spogliano la vite
per accogliere, dentro letto di cristallo,
quel che fra le labbra serravo bruno acino
e mi offrirai dalle tue, calice colmo di dolce vino.




ENCAUSTO

Nella dinamica esistenziale
dell'alchimia emozionale
l'empatica rivelazione
di émpito tracima

diluirò psicogenesi dentro fusa cera
e nell'intrinseco calore trasfigurerò
rimembranza su immortale encausto.




DELL'ADDIO IGNARI

Mi allungo ombra verticale
a segnare meridiane d'argilla
sorretta da colonna di vertebre
e incoscienza.

Sull'abaco della memoria
conterò le orme circolari
dei miei sorrisi nel sonno
e dell'addio ignari.

Io dolcemente li generai
affidandoli all'oblio
perché fossero cullati
in grembo a Cassiopea.




UN SENSO (presa in prestito altrove, n.d.r.)


Quando la maturazione delle coincidenze
passerà il turno alla probabilità di riuscita
dell'azzardato gioco,
incontrerò i tuoi occhi complici
sorridere increduli dentro ai miei
e gusterò le tue vive parole,
agrumi sanguigni, per deliziarmi.

Solo allora potrò dare un senso
all'assenza e al pianto che si allarga
tra verde feltro e semi rossi e neri
da una mano bara lanciati
in questa assurda partita
delle contraddizioni.



Qui i sogni e/o la speranza nel futuro colorano una realtà incolore, o aiutano a sopportare quei colori troppo accesi (il rosso e il nero) o spiazzanti (il verde feltro) facendo auspicare che vi sia una "provvidenza" nella tortuosità del cammino, così irto appunto di contraddizioni, assenza, pianto. E non a caso per l'appagamento non vi sarà bisogno di costruzioni sfavillanti, di una Paradise road intrisa di gioielli o esperienze estreme, ma basterà appagare i bisogni primordiali: il gusto e insieme l'udito (riuscitissima la sinestesia!), deliziati da parole aranci(oni), e la vista, che non a caso incrocia altra vista (gli occhi che sorridono, anche qui l'espressione lascia il segno): dunque i sensi che diventano... il "senso" oggetto della poesia e, addolciti, addolciscono la malinconia."

Pecco

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AUTO_REGGENTE





image Luis Royo

Reggo alla nostalgia di te
al desiderio delle tue labbra immorali sulle mie,
che scendono ad incorniciare la croce sul mio petto.
Reggo nutrendomi del miele di agrumi e asfodelo
che ho intinto tra le dita in in_colpevole rapire
di quella visione del tuo corpo disteso,
muto e perfetto.
Mi muovo sul sentiero che accompagna al sublime
sul breve ricciolo d’ombra che sembra voler cedere,
tracimato e sfinito dall’umida follia.
Io reggo tenendo palmi aperti sui fianchi,
verticale sopra i tacchi,
la testa addossata alla parete di un comune desiderio.
Oh!Bambino mio!
Ti abbraccerò con gli occhi e lascerò
che la carezza scenda dove l’inguine geme,
lasciando fremere lo spicchio di luna di bianca coscia,
appena sopra la curva trasparente dell’autoreggente
e sognandoti dentro me
aprirò la soglia all’essenza cancellando la distanza.

Micol

31 Aug 2007 :  23:35:35